Coreografia e concezione scenica: Simona Bucci 

i rimasti square
 
interpreti: Luca Campanella, Roberto Lori, Carlo Mauro Maggiore, Paolo Mereu, Carmelo Scarcella
musica originale: Paki Zennaro
disegno luci: Valerio Alfieri
capo elettricista: Lorenzo Bucci
macchinista: Marco Filetti
coproduzione: Daniele Cipriani Entertainment; CPM; Ministero per i Beni e le Attività Culturali; Civitanova Danza
premio Coreografo d'Europa 2005
premio Danza&Danza 2005
 
Percepisco danza in potenziale in quasi tutto quello che mi circonda, ma alcune nature, situazioni, immagini od eventi risuonano con più forza. La visione dell'opera del divisionista italiano Angelo Morbelli "Il Natale dei Rimasti" datata 1903, ha trovato dentro di me una cassa di risonanza, una corrispondenza del sentire e del desiderio del rendere visibile.
 
La scena ritrae lo stanzone di un ricovero per derelitti nel giorno di Natale. La stanza è quasi completamente vuota ad eccezione di cinque figure, I Rimasti, confusi, rassegnati, abbandonati, immersi nella malinconia, ma carichi di profonde tensioni emozionali. La desolazione di chi è rimasto solo, in attesa di un parente che non verrà. Le luci, le ombre, i vuoti, i pieni come elementi metaforici che ci conducono in un angolo dell'esistenza che non è piacevole svelare.

Morbelli decompone la luce come percepita dal nostro sguardo e la trasporta sulla tela avvicinando tra di loro i diversi elementi cromatici che la compongono, dandoci così un'esperienza visiva che il nostro occhio non sarebbe in grado di cogliere.

Così il nostro sguardo si insinua nell'immobilità di queste figure raccolte nella loro marcata solitudine e va a scomporre la staticità dell'immagine svelando che ogni personaggio è portatore di precisi cromatismi e come questi interagiscono per ricreare la costante.

Luca, di origini torinesi, senza famiglia, vissuto da sempre sulla strada, guarda il mondo attraverso uno sguardo cinico, disincantato e sarcastico, con il senso di superiorità che gli da la sua condizione di non appartenenza.

Roberto, nato nelle Marche, cresciuto in una famiglia di tradizione contadina, giovanissimo viene chiamato al fronte e gli orrori della guerra lo segneranno lasciandolo fragile, vulnerabile in preda a costanti incubi e paure.

Carlo Mauro, napoletano di nobili origini, avvezzo alla vita di società e allo stile, finito in miseria. Vive nel ricordo di una vita che fu, confinandosi in uno spazio che riempie di gesti eleganti e controllati come evocazione della sua vita passata.

Paolo, di origini sarde, orfano di madre dalla nascita, cresciuto con il padre sino all'età di cinque anni e poi condotto all'Istituto con la promessa di riprenderlo al più presto. Dopo più di trenta anni, di quel giorno gli rimane un ricordo, il regalo, mai aperto, che il padre gli lasciò. Il suo mondo e la sua mente si sono fermati nella memoria e nell'attesa di quel momento.

Milo, ex militare siciliano, cinico, arrabbiato, scontroso, istigatore, perseguitato dalla sua propria natura, cresciuto in una famiglia di uomini violenti e dominatori, che ha visto e fatto in tempo di guerra cose che hanno spento ogni suo desiderio di vita.