Coreografia: Simona Bucci
 

arresi alla notte square

Interpreti: Simona Bucci, Luca Campanella, Paolo Mereu, Milo Scarcella, Frida Vannini
Musica: Marco Baraldi
Realizzazione: Istituto Superiore di Studi Musicali Pietro Mascagni di Livorno
Costumi: Massimo Missiroli
Scenografia: Carolina Vrenna
Luci: Valerio Alfieri
Capo elettricista: Andrea Margarolo
Direttore di scena: Marco Filetti
Commissione: La Biennale di Venezia
Coproduzione Festival Oriente Occidente, Civitanova Danza – Amat
Si ringrazia per il sostegno: Patricia e Marcus Meier, SITECO

 

Arresi alla notte, è uno stato, una condizione, è il sentimento della viltà emozionale, è quella mancanza di coraggio di essere se stessi, diversi, unici. E' la scelta della non scelta.E' l'adagiarsi su percorsi stabiliti, già battuti e certi, anche se i nostri desideri ci condurrebbero ad un altrove non contemplato dalle regole

E' più facile celarsi, destinando questo altrove alla oscurità della notte.
Un villaggio di chissà dove, di chissà quando, che vive di schemi stabiliti e fissi.
I personaggi si muovono dentro questo luogo dell'altrove, lasciando impronte indelebili, tracciando percorsi che mutano in solchi, creando strutture che li ancorano alla rinuncia del sensibile, in attesa di un luogo di libertà anche se illusoria e temporanea.
Nature impregnate di potere, arroganza, prepotenza, concetto di peccato e di castigo, d'ignoranza, inconsapevolezza, sconfitta e senso di colpa.
Un nucleo chiuso e precluso che trova le sue fughe nel frangente celato o camuffato.
Due corpi si raggiungono lentamente senza fretta come se il percorso fosse già l'arrivo. Piccoli contatti insinuanti, diversi, delicati, puri, intensi, generosi senza fini ultimi se non il piacere e il privilegio dell'istante.
Ma alle prime luci del giorno si allontanano insinuandosi negli abiti a loro destinati e assegnati.
La vita del villaggio ricomincia, uguale, ripetitiva, malata, grezza, grossolana con i suoi conflitti e i suoi complotti, ferma e chiusa negli schemi per esplodere poi nel momento e nel giorno stabilito: la festa, il baccanale, il carnevale, dove celati da piccole maschere si può dare libero sfogo, come in una sorta di delirio istituzionale forse necessario al mantenimento dell'ordine sociale, ad ogni desiderio e impulso. Tutto è lecito, tutto è possibile e nell'oblio della ragione e del discernimento il corpo si abbandona ai suoi spasmi e ai suoi deliri, per ritornare, allo scadere dell'ora stabilita, alla vita di tutti i giorni e dimenticare tutto ciò che è stato.